La tecnologia secondo noi

Un conto è farsi consigliare la strada più adatta per giungere alla meta, un altro è seguire le istruzioni come se fossero ordini. Ecco come i due sessi vivono i navigatori satellitari

Premessa: anch'io possiedo un navigatore satellitare e più volte mi ha salvato la giornata - se non la vita. Mi ha fatto scoprire scorciatoie, evitare code infinite, e arrivare puntuale ad appuntamenti che ormai davo tragicamente persi (se saltano gli shatush con Coppola ci possono volere settimane per fissare un nuovo incontro).

Insomma, io non sono contro i navigatori ma non mi stupisce che un esperimento condotto dalla Lancaster University e dalla Royal Holloway di Londra abbia dimostrato che talvolta possono non solo condurre verso direzioni sbagliate, ma anche compromettere la capacità di guidare portando a sterzare più spesso e a non fare caso ai pedoni. Indovinate perché? I volontari che si sono sottoposti al test erano per lo più uomini!

È chiaro: il problema non sono questi dispositivi ma il modo in cui li si utilizza! Chiunque abbia assistito a un incontro maschio-navigatore sa benissimo di cosa sto parlando...

Basta azionare il cervello

Se noi lo mettiamo in funzione per raggiungere un luogo che non conosciamo o nei tragitti più lunghi per sapere se c’è qualche intoppo lungo il percorso, loro lo azionano a prescindere. “Salgo in macchina - pare essere il loro moto - ergo navigo”. Non importa se devono raggiungere casa loro a un solo isolato di distanza. Sapere fra quanti secondi arriveranno alla meta probabilmente li rassicura.

E se noi di fronte a un’evidente contraddizione siamo pronte a far intervenire il nostro cervello, loro continuano ad ascoltarlo come se fosse un portatore di verità assolute. Si rifiutano di pensare che anche lui possa commettere degli errori, magari perché non è stato aggiornato, o perché, in quel preciso momento, stanno facendo dei lavori e c’è una deviazione sulla strada.

Insomma, se per noi fornisce consigli, per i maschietti dà ordini ai quali paiono incapaci di sottrarsi, pena l’inevitabile perdita di orientamento.

Eppure basta poca per raccapezzarsi, nemmeno io ho fatto il boy scout e tanto meno so leggere le stelle. So però, udite, udite, aprire benissimo il finestrino e rivolgermi gentilmente al passante (e divento anche sorridente se è moro con gli occhi azzurri) per chiedere quale direzione seguire.

E poi le care vecchie carte stradali non si sono ancora estinte. Si potrebbe tenerne una a bordo da sfoderare al bisogno. Nella mia macchina comando io, non il navigatore...

Tornando alla ricerca inglese, emerge anche che gli impatti più significativi sulla guida si hanno quando il dispositivo satellitare fornisce due indicazioni in sequenza. Ulteriore riprova (se mai ne avessimo bisogno) che loro ad affrontare due cose alla volta proprio non ci riescono.

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