ANFIA: Sondaggio su consumatori UE
I cittadini europei sostengono la riduzione dell'impatto ambientale nei trasporti, ma chiedono una transizione più realistica e basata sulla coesistenza di diverse tecnologie, anziché su obblighi e divieti drastici. È quanto emerge da una ricerca YouGov commissionata da CLEPA su oltre 5.200 persone in Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, nazioni che insieme rappresentano la quota principale del mercato automobilistico dell'Unione Europea.
Dallo studio emerge chiaramente come il mercato non sia ancora orientato verso una svolta radicale, dato che in media solo l'8% degli europei dichiara di voler acquistare un'auto elettrica a batteria come prossimo veicolo. Al contrario, il 47% del campione preferisce un sistema di incentivi per i modelli meno inquinanti, rifiutando l'idea di bandire i motori tradizionali, una linea sostenuta appena dal 17% degli intervistati. La percezione generale è quella di una diffusa impreparazione del sistema: ben tre quarti degli intervistati ritengono che il proprio Paese non sia pronto ad accogliere la mobilità elettrica a causa di ostacoli strutturali ed economici, tra cui spiccano i costi elevati dell'energia, i prezzi di listino delle auto e l'insufficienza delle reti di ricarica.
La situazione in Italia riflette in modo ancora più marcato questo scetticismo, confermando la necessità di un approccio neutrale che non imponga una sola tecnologia. Tra i consumatori italiani la propensione all'elettrico puro scende al 6%, mentre le preferenze rimangono orientate verso i motori a benzina e le varie motorizzazioni ibride. Quasi otto italiani su dieci ritengono che il Paese non sia pronto alla transizione, e la stragrande maggioranza ammette di non sentirsi pronta a uno scenario in cui si vendano solo auto elettriche.
A frenare gli acquirenti sono soprattutto i prezzi elevati dei veicoli, il costo dell'elettricità, la carenza di colonnine sul territorio e i timori legati all'autonomia delle batterie.
I risultati complessivi indicano che la priorità non è rallentare il percorso di decarbonizzazione, ma renderlo sostenibile sia per le famiglie sia per le imprese. In quest'ottica, il prossimo riesame delle normative europee sulle emissioni di anidride carbonica rappresenta un'occasione cruciale per introdurre criteri più pragmatici, che affianchino ai traguardi ecologici la salvaguardia dell'accessibilità economica, lo sviluppo delle infrastrutture e la valorizzazione di ogni soluzione tecnologica utile a ridurre l'inquinamento.

Benjamin Krieger, Segretario Generale di CLEPA: "Il sondaggio evidenzia una distanza tra le decisioni politiche prese a Bruxelles e le scelte dei cittadini europei. I cittadini vogliono guidare auto più pulite, compresi i veicoli elettrici, ma vietare di fatto gli ibridi e i carburanti alternativi restringe drasticamente le loro possibilità di scelta. La prossima revisione delle norme sulla CO₂ rappresenta l’opportunità per allineare il ritmo della transizione a questa realtà e garantire all’industria la flessibilità necessaria e ai consumatori la possibilità di scegliere le tecnologie pulite che realmente desiderano".
Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA: "I risultati del sondaggio rappresentano un’ineludibile nuova chiamata per la politica europea, sin qui incapace di comprendere le legittime necessità di mobilità dei cittadini europei e le scelte conseguenti. Chiediamo a quella parte consistente di europarlamentari, ad alcune rappresentanze di Governo ed alcuni membri della Commissione di leggere questi numeri e di smetterla di tenersi aggrappati, come su una parete rocciosa, al chiodo del Green Deal e di muoversi realmente verso la vetta della decarbonizzazione, individuando percorsi alternativi e ugualmente sostenibili, come quelli che anche ANFIA e CLEPA da tempo indicano. Il voto in Parlamento europeo sulla revisione degli standard CO₂ darà agli elettori l’indicazione su chi ascolta le loro richieste e preoccupazioni e chi preferisce ‘il bastone regolamentare’ che mortifica la libertà di scelta dei cittadini e metterà in ulteriore difficoltà un settore industriale che ha investito in pochi anni oltre 250 miliardi di euro e che pagherà multe per non aver venduto in tempo tecnologie che gli europei non sono pronti a comprare".
