Mobilità a noleggio in espansione

Il recente Rapporto ANIASA delinea un quadro di forte dinamismo per il noleggio veicoli, che si conferma pilastro della mobilità italiana con un giro d'affari di 17 miliardi di euro. Nel 2025 il settore ha raggiunto una flotta di 1,5 milioni di mezzi, arrivando a coprire il 34% delle nuove immatricolazioni totali e trainando il rinnovamento tecnologico del parco auto nazionale.
Tuttavia, l'associazione esprime allerta sul fronte legislativo. Preoccupano in particolare i possibili obblighi europei sulle quote di auto elettriche per le aziende: vincoli troppo severi potrebbero paradossalmente bloccare gli investimenti e rallentare la transizione ecologica invece di favorirla.
Il NLT vive una crescita strutturale senza precedenti, incidendo per il 24% sul mercato nazionale. I ricavi superano i 13 miliardi di euro, supportati da una flotta di 1,3 milioni di veicoli. È interessante notare il cambiamento culturale dei privati (185.000 utenti), che scelgono sempre più l'uso rispetto alla proprietà. Sul piano delle motorizzazioni, il diesel cala al 28%, mentre le versioni alla spina (elettriche e plug-in) salgono al 20%. Per quanto riguarda il Noleggio a Breve Termine, il comparto registra segnali positivi ma eterogenei, con un fatturato di 1,6 miliardi. Il motore principale è il canale aeroportuale, che da solo genera il 60% del volume d'affari. Nonostante l'aumento dei contratti e delle immatricolazioni, si osserva una riduzione della flotta e della durata media dei singoli noleggi.
(descrizione) A differenza degli altri segmenti, il car sharing vive una fase di forte arretramento. Il servizio soffre per la mancanza di un quadro normativo chiaro, costi operativi crescenti dovuti a vandalismi e una tassazione IVA al 22% (contro il 10% del trasporto pubblico). I numeri sono impietosi: i noleggi sono crollati dai 13 milioni pre-pandemia a meno di 4 milioni, mettendo a rischio la sopravvivenza di questa soluzione nelle città.Tendenze attuali e mercato cineseL'inizio dell'anno conferma la crescita del lungo termine, sebbene si avvertano rallentamenti dovuti alle incertezze fiscali sui fringe benefit per le aziende. Un dato inedito è l'avanzata dei produttori cinesi: i loro veicoli rappresentano ormai il 12,4% delle immatricolazioni del settore, arrivando a toccare una quota del 20% (un'auto su cinque) nel mercato del noleggio a breve termine.

(descrizione) "L'avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è oramai un trend strutturale che comporta effetti positivi per l'industria automotive, la sicurezza delle strade e la riduzione delle emissioni grazie a un rinnovo della propria flotta decisamente più veloce della media nazionale (circa 4 anni vs oltre 13 anni). Il contesto fiscale continua a penalizzare le aziende clienti del settore, frenando lo sviluppo e gli investimenti. Auspichiamo che nel 2026 si intervenga finalmente sulla fiscalità dell'auto aziendale: l'appuntamento è l'attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria che prevede proprio la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese. Auspichiamo parallelamente che nell'attuazione della riforma possa essere adottata l'aliquota IVA agevolata del 10% per i noleggi di veicoli a breve termine con finalità turistiche e per i servizi di car sharing", ha dichiarato il Presidente ANIASA – Italo Folonari. "Contestualmente sul settore grava oggi il possibile recepimento della proposta UE su quote obbligatorie di elettrico per le flotte aziendali e le società di noleggio: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035%. Un obbligo stringente, lontano dalle reali dinamiche di mercato, che potrebbe costringere gli operatori, soprattutto nel breve termine, a ridurre o rinviare ulteriormente il rinnovo delle flotte per via dei costi più elevati e delle difficoltà operative legate all'infrastruttura di ricarica. Il risultato sarebbe paradossale: meno ricambio del parco auto, aumento dell'anzianità dei veicoli in flotta, forti criticità per il turismo nei centri minori che necessita del noleggio a breve termine, un pericoloso ritorno al rimborso chilometrico con veicoli datati e possibili forme di evasione fiscale. Di fatto, un rallentamento concreto del percorso di decarbonizzazione".