Mercato auto, a settembre volano ibride e plug-in

Il mercato automobilistico italiano archivia il mese di settembre 2026 registrando 139.741 nuove immatricolazioni e una crescita del +10,02% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questa performance consente al bilancio complessivo dei primi nove mesi dell'anno di raggiungere quota 1.271.578 unità, equivalente a un incremento del +8,75%.
Il comparto si lascia così alle spalle la parziale stasi del periodo estivo, condizionato dai modesti incrementi di luglio (+3,84%) e agosto (+3,04%), riallineandosi ai ritmi di crescita evidenziati nel corso del primo semestre dell'anno.
L'analisi delle motorizzazioni evidenzia il forte ritorno delle soluzioni ibride (HEV), che dopo cinque mesi di flessione superano nuovamente la metà delle preferenze mensili con 71.258 unità immatricolate e una quota del 50,99%. Ottimi risultati anche per le plug-in (PHEV), stabili in doppia cifra percentuale per il quinto mese consecutivo con 15.002 immatricolazioni (10,74%), mentre le elettriche pure (BEV) mostrano segnali di ripresa rispetto all'estate intercettando il 7,59% del mercato grazie a 10.600 registrazioni. Parallelamente, prosegue la contrazione delle alimentazioni tradizionali: il diesel crolla sotto la soglia del 5% mensile (pari a 6.931 unità, -39,16%), la benzina si attesta al 17,58% e il GPL scende all'8,15%.

I privati rimangono il pilastro principale del settore assicurando il 56,14% dei volumi mensili (78.456 veicoli), seguiti dal comparto delle società che torna in positivo con 24.850 immatricolazioni (+11,70%). In ripresa anche il noleggio a lungo termine, che con 31.007 unità (+7,77%) porta in attivo anche il bilancio cumulato da inizio anno (+0,60%), un dato rimasto in territorio negativo nei mesi precedenti. Resta infine significativa la quota delle auto-immatricolazioni dei concessionari e delle case madri, che a settembre rappresentano il 13,44% del totale con circa 18.782 veicoli, mentre si conferma la consueta concentrazione delle registrazioni nelle battute finali del mese, con il 42,15% dei flussi concentrato esclusivamente negli ultimi tre giorni lavorativi.

Massimo Artusi, presidente Federauto ha commentato: "Positivo l’aumento dell’immatricolato ma un’analisi attenta della struttura del mercato, quindi dei suoi canali di vendita, rivela una disomogeneità di fondo segnata da condizioni contingenti che si alternano o si sommano di volta in volta, andando a determinare un risultato mensile, che rischia di far perdere ogni validità per un’analisi di prospettiva. Il peso dei canali di vendita, caricato in gran parte sul noleggio e sui concessionari, anziché – come dovrebbe essere – sui privati che acquistano solo se confortati da incentivi importanti, agisce come una sorta di cerotto provvisorio su un malessere che impedisce al mercato di riacquistare i suoi normali connotati di certezza e stabilità. È importante anche notare che, rispetto allo YTD settembre 2025, le immatricolazioni in crescita rilevante sono nei segmenti A e B con trazione elettrica di cui 54.000 vetture sono imputabili al bonus MASE e che togliendole si tornerebbe ai volumi 2025. In questo quadro rientrano – come elementi di tale malessere del mercato – sia gli incrementi del prezzo dei carburanti, sia il blocco della circolazione dei diesel euro 5. Bene ha fatto il Governo sia a intervenire con riduzioni dell’accisa (anche se avremmo suggerito un intervento “meno generalizzato”, si pensi al gasolio per il trasporto professionale che è risultato penalizzato), prima, e con un caldo invito alle compagnie petrolifere a fissare un tetto temporaneo agli aumenti alla pompa, poi, per venire incontro alle difficoltà degli utenti, sia a prorogare ancora una volta di un anno – all’ottobre 2027 – il blocco dei diesel euro 5 nelle Regioni padane.
Ma non possiamo nasconderci che i disagi, le difficoltà, le diseconomie che ci troviamo a dover affrontare oggi e che destrutturano il mercato dell’automotive, sono frutti avvelenati che nascono nelle dirigistiche politiche europee, sempre aggrappate all’ideologia del green da interpretare, sull’unico palcoscenico, del tutto elettrico e subito, forzando il mercato attraverso imposizioni all’industria (tecnologie e multe) e la limitazione della scelta ai consumatori.
Gli stessi aumenti dei carburanti alla pompa non dipendono tanto dal costo del greggio (aumentato, sì, a causa dei conflitti in corso, ma su livelli ancora sostenibili), quanto dai costi della raffinazione, i cui impianti in Europa sono stati in gran parte dismessi o riconvertiti (pochi, e in Italia), dal momento che il futuro – per Bruxelles – doveva essere obbligatoriamente elettrico. Così come è una Direttiva europea che ha consentito a Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna di mantenere il blocco della circolazione dei diesel Euro 5 come una spada di Damocle sul capo degli automobilisti e delle imprese, rinviata già quattro volte, ma sempre lì, sospesa e pronta a fermare oltre un milione e 200 mila autoveicoli e 200 mila mezzi commerciali. Attenzione: non sottovalutiamo affatto la gravità del problema ambientale, ma ci battiamo fin dall’inizio perché venga affrontato e risolto, non con politiche effimere basate sull’immagine, ma con interventi pragmatici, strutturali e programmatici. In questo contesto, più che i conflitti in corso, a incidere sull’approccio dei cittadini al mercato automobilistico sembrano essere, dunque, le politiche europee, che per l’automotive già si preparano a un nuovo colpo con l’introduzione dell’ETS2, nell’illusione – già chiaramente smentita dal mercato – di aprire la strada alla trazione elettrica (senza alcun effetto diretto sulla decarbonizzazione). L’effetto sarà quello di far lievitare ancor di più i costi dei carburanti e dei veicoli, mettendo in grave difficoltà soprattutto quei cittadini meno abbienti che non hanno le possibilità economiche per rinnovare la propria auto e la logistica europea che resta asset essenziale della capacità produttiva del nostro continente".