Mercato auto Europa: a marzo +11%

Il mercato automobilistico europeo ha chiuso il mese di marzo 2026 con un'espansione decisa e diffusa, coinvolgendo quasi tutti i Paesi del continente. Le immatricolazioni complessive hanno superato il milione e mezzo di unità, registrando una crescita dell'11,1% (1.581.169 immatricolazioni) rispetto allo scorso anno e consolidando un primo trimestre positivo, nonostante i volumi totali restino ancora inferiori a quelli registrati nel 2019. In questo scenario, la Germania ha guidato la ripresa con un incremento del 16%, seguita dai progressi a doppia cifra di Francia e Spagna, mentre l'Italia e il Regno Unito hanno mostrato segnali di crescita più contenuti ma comunque significativi.
Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, l'Italia continua a occupare l'ultimo posto tra i principali mercati europei per la diffusione di auto elettriche e ibride plug-in.
Con una quota di mercato del 17,2%, il nostro Paese resta molto lontano dai livelli raggiunti da Regno Unito, Germania e Francia, che superano ampiamente la soglia del 30%.
Questa distanza è evidente anche nell'analisi dell'intero trimestre, confermando una difficoltà strutturale del mercato nazionale nell'accogliere le nuove tecnologie ricaricabili rispetto ai partner comunitari.In risposta a questo scenario, l'UNRAE sollecita con urgenza un intervento sulla tassazione delle auto aziendali in chiave ecologica. La proposta mira a incentivare i veicoli con emissioni ridotte attraverso una riforma profonda che intervenga sulla deducibilità dei costi, sulla detraibilità dell'IVA e sui tempi di ammortamento. Un simile aggiornamento fiscale non solo faciliterebbe il raggiungimento dei traguardi ambientali europei, ma aiuterebbe anche le aziende italiane a recuperare competitività nei confronti della concorrenza estera..
Il Direttore Generale Andrea Cardinali sottolinea che: "Secondo il più recente rapporto ACEA sui benefici fiscali e gli incentivi per le auto elettriche, pubblicato a metà aprile, le agevolazioni fiscali per i veicoli aziendali a trazione elettrica rappresentano un potente strumento per accelerare l'elettrificazione delle flotte, tant'è che ben 18 Stati membri dell'Unione Europea le hanno adottate, con modalità differenziate tra loro. Tra i principali mercati, la Germania interviene con l'ammortamento accelerato che, insieme alla detraibilità IVA al 100% in linea con la disciplina comunitaria, si traduce in un costo per l'azienda inferiore del 40% rispetto all'Italia. Il Regno Unito applica aliquote fiscali preferenziali per le BEV, la Spagna l'ammortamento accelerato. In questo contesto, risalta in modo preoccupante la totale assenza di misure dedicate alle auto aziendali in Italia, unico fra i cinque Major Market europei a non averne. L'adozione delle proposte che UNRAE da tempo sottopone alle Istituzioni costituirebbe un passaggio decisivo per coniugare il raggiungimento degli obiettivi ambientali con il rafforzamento della competitività del sistema produttivo, sostenendo al contempo l'innovazione tecnologica e il rinnovamento del parco circolante".
Modernizzare il parco auto circolante è diventato un obiettivo urgente per migliorare la sicurezza sulle strade e tutelare l'ambiente. Secondo le stime UNRAE, a fine 2025 l'Italia conta oltre 41 milioni di vetture: un numero altissimo rispetto alla popolazione, che ci colloca tra i mercati più vasti ma anche più obsoleti d'Europa. Con una media di 13 anni per veicolo, il nostro Paese ha una flotta decisamente datata, superata in termini di anzianità solo dalla Spagna (che però ha volumi molto più ridotti).Sostituire i vecchi modelli con veicoli di nuova concezione è essenziale. Le auto moderne integrano infatti sistemi di protezione attiva e passiva molto più avanzati e tecnologie di abbattimento dei gas di scarico ormai obbligatorie per legge, che mancano sui mezzi più vecchi.Allo stesso tempo, per sostenere concretamente il passaggio all'elettrico, l'Italia deve potenziare la rete di colonnine di ricarica. È necessario che la distribuzione dei punti di rifornimento sia più capillare su tutto il territorio nazionale e che i prezzi dell'energia siano resi più competitivi, allineandoli ai costi più vantaggiosi presenti negli altri Stati europei.