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Felicemente insoddisfattoUno stralcio dell'intervista concessa da Giovanni Tortorici, presidente AIAGA, a Flotte&Finanza

Sul numero in distribuzione di Fllotte&Finanza la rubrica "Il Pensatore" è dedicata a Giovanni Tortorici, Purchasing Manager Barilla e presidente AIAGA, la prestigiosa associazione dei fleet manager. Ecco alcuni stralci di questo articolo firmato da Roberta Carati.

F&F L’evoluzione da fleet manager a mobility manager ancora non è completa e già qualcuno si spinge oltre: future mobility manager. Da presidente A.I.A.G.A. che ne pensa? 

La mobilità è sicuramente la strada corretta da seguire, con i giusti tempi e senza fughe precipitose in avanti. In Italia la figura del fleet manager ancora oggi non è del tutto matura e qualche abbonamento all’autobus o l’uso di qualche bicicletta non sono l’eldorado della mobilità ma un timido inizio...

F&F Nel 2016 dichiarava: “Bisogna considerare la mobilità nel suo complesso, unire fleet, mobility e travel”. Manca l’ultimo miglio? 

Probabilmente manca un po' di più dell’ultimo miglio, ma la direzione è giusta. Se però l’idea non è quella della convergenza tra fleet, mobility e travel ma quella del risparmio delle risorse, allora non funzionerà.

 

F&F Il futuro di A.I.A.G.A.: può dirci qualcosa sulle prossime iniziative?  

Intensificheremo la nostra presenza sul web e promuoveremo corsi e formazione basandoci su quanto già fatto in UNI e in MISE, attraverso l’erogazione di corsi che possano rilasciare attestati validi e riconosciuti istituzionalmente: un bel passo avanti per coloro che li frequenteranno. Non nascondiamo anche velleità europee: stiamo lavorando in seno alla federazione FMFE per la certificazione di sistemi di mobilità sostenibile.

 

F&F In questa fase post-Covid, i gestori di mobilità si riveleranno fantasiosi o, anzi, la necessità di contenere i costi li porterà ad appiattirsi su soluzioni standard? 

Purtroppo non è la fantasia del fleet/mobility manager a mancare, ma si impone la volontà di contenere i costi da parte delle aziende e delle società di consulenza, che vendono ‘opportunità saving Covid-19’. Con questa mentalità non ci sarà alcun progresso. Forse con i fondi europei qualcosa si muoverà, ma pensando allo stato attuale di strade e trasporti, abbandonati da decenni, sarà un recupero molto difficile, non per mancanza di soldi ma di progettualità. 

F&F A suo avviso, gli ecoincentivi faranno bene a un mercato auto in sofferenza come non mai?   

Gli incentivi non hanno mai risolto nulla. Serve un progetto che sia duraturo e che sostenga la domanda. Parliamo sempre di un Paese dove girano milioni di auto ad alto impatto ambientale. Non è una scelta, è una necessità: chi ha pochi soldi, cosa se ne fa dell’incentivo? Non potrà comprare una vettura nuova. Servirebbe mettere a disposizione delle famiglie a più basso reddito dell’usato ‘fresco’; eliminare le vetture più inquinanti sarebbe una soluzione ‘strutturale’. Recuperare questo usato per esempio dal noleggio a lungo termine produrrebbe vetture di 3-4 anni al posto di quelle con oltre 10, con una diminuzione considerevole di emissioni. Chi non può permettersi un’auto nuova non comprerà né un’ibrida né un’elettrica e si terrà il suo catorcio. Non è una scelta. Serve un progetto strategico, non un incentivo o un bonus.

 

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