E-bike: 1 italiano su 3 la usa, l'84% vuole la targa
L'indagine nazionale "E-bike tra mobilità e sicurezza", curata da Format Research in collaborazione con UNASCA e presentata recentemente alla Camera dei Deputati, delinea un cambiamento profondo nelle abitudini di spostamento degli italiani.
Negli ultimi dieci anni la diffusione delle biciclette a pedalata assistita è letteralmente esplosa, passando da una quota di mercato marginale del 3% nel 2014 a rappresentare oggi oltre il 20% del totale dei mezzi venduti. Questo successo non riguarda più soltanto lo svago, ma investe direttamente il mondo del lavoro: la metà degli utilizzatori, specialmente nei grandi centri urbani, sceglie infatti l'elettrico per i propri spostamenti professionali quotidiani, spinta dai risparmi sui costi di gestione e dalla maggiore praticità nel traffico.
Nonostante la crescente popolarità, l'espansione della mobilità leggera porta con sé nuove complessità legate alla convivenza stradale e al rispetto delle regole. Sebbene la maggior parte dei ciclisti si dichiari sicura alla guida, una fetta non trascurabile della popolazione è stata coinvolta in incidenti, spesso causati dalla congestione urbana o dalla scarsa manutenzione delle infrastrutture. Emerge inoltre una forte preoccupazione sociale riguardo al fenomeno delle manomissioni: circa il 60% degli intervistati ritiene infatti che sia diffusa la pratica di "truccare" i motori per superare i limiti di potenza e velocità previsti dalla legge, trasformando di fatto dei semplici velocipedi in ciclomotori abusivi che circolano senza targa, assicurazione o casco obbligatorio.
Proprio per arginare queste derive e combattere la piaga dei furti, che colpisce direttamente o indirettamente oltre il 16% dei cittadini, l'opinione pubblica manifesta una netta apertura verso forme di regolamentazione più stringenti. Più di otto italiani su dieci (84%) si dicono infatti favorevoli all'introduzione di un sistema di identificazione per le E-bike.

Tale misura viene vista come uno strumento essenziale non solo per contrastare il mercato nero e facilitare il ritrovamento dei mezzi rubati, ma anche per garantire una maggiore responsabilità civile, rendendo più semplice l'assegnazione delle colpe in caso di sinistri o comportamenti scorretti sulla strada.
Tuttavia, il dibattito resta aperto e non privo di resistenze. Una minoranza degli intervistati, composta principalmente da utilizzatori abituali, esprime timore per le possibili ricadute negative di una tale riforma. Il rischio percepito è che l'introduzione di una "targa" o di registri obbligatori possa tradursi in un aumento della burocrazia e in nuovi costi accessori, finendo per scoraggiare l'uso di un mezzo ecologico proprio tra le fasce di popolazione più vulnerabili. In definitiva, l'incontro tra istituzioni e associazioni di categoria sottolinea come il futuro della mobilità elettrica dipenda dalla capacità di bilanciare lo sviluppo tecnologico e infrastrutturale con una cornice normativa che tuteli la sicurezza di tutti gli utenti.

"La crescita della mobilità elettrica leggera rappresenta una grande opportunità per rendere gli spostamenti urbani più sostenibili ed efficienti, contribuendo in modo concreto alla riduzione delle emissioni e del traffico delle nostre città. Questa trasformazione richiede tuttavia un quadro normativo chiaro e adeguato a un fenomeno che sta vedendo una forte crescita. Servono strumenti semplici e proporzionati, così come un sistema di controlli efficace, che si potrebbero inserire nel Codice della Strada, per consentire di distinguere i mezzi conformi da quelli modificati, contrastare i furti e garantire maggiore sicurezza per tutti gli utenti della strada. L’indagine presentata oggi evidenzia la diffusione delle E-bike e la crescita sempre più forte di una cultura favorevole alla mobilità sostenibile. Al tempo stesso, emerge come la quasi totalità degli utenti chieda l’introduzione di un sistema di regole chiare per l’identificazione delle E-bike, a dimostrazione del fatto che innovazione e sostenibilità devono procedere insieme a responsabilità e chiarezza normativa", ha dichiarato Giuseppe Guarino, Segretario Nazionale Studi di Consulenza Automobilistica UNASCA.
