"Beyond Fleet", nuova ricerca di Arval Mobility Observatory

La gestione dei veicoli aziendali sta vivendo una profonda mutazione, trasformandosi da attività puramente logistica a vero e proprio motore di cambiamento per le imprese.
Lo dimostra lo studio intitolato Beyond Fleet - The hidden work of mobility, realizzato da Arval Mobility Observatory insieme al centro studi Econometrica. L'indagine sceglie un approccio inedito, spostando i riflettori dalle auto alle persone incaricate di gestirle. Emerge così come la figura del responsabile della mobilità sia diventata il punto d'incontro tra la transizione ecologica, la tenuta dei bilanci, l'evoluzione tecnologica e la cura delle risorse umane.

La ricerca ha coinvolto 200 professionisti attivi in diversi comparti produttivi e realtà aziendali. Dalle loro risposte si comprende che le difficoltà odierne non sono legate soltanto a vincoli tecnici o a cambi di normative, ma dipendono soprattutto dalle profonde mutazioni del lavoro stesso.
I gestori si trovano ad affrontare compiti più ampi in un clima di forte pressione, dove è necessario mediare continuamente tra esigenze contrapposte. Sebbene il passaggio all'elettrico rimanga centrale, i manager avvertono forti sollecitazioni della dirigenza su altri fronti, a partire dal contenimento del costo totale di gestione del parco auto, seguito dalle scadenze dei bilanci di sostenibilità ESG, dal controllo dei dati e dalla soddisfazione dei dipendenti.
Lo scenario costringe i responsabili della mobilità a bilanciare interessi spesso in contrasto.
Il compromesso più difficile si gioca tra il contenimento dei costi e le politiche ecologiche, ma non mancano gli attriti tra l'efficienza economica e la felicità dei dipendenti, così come tra la necessità di uniformare le procedure e quella di rimanere flessibili di fronte agli imprevisti operativi. Attualmente, la stragrande maggioranza degli intervistati si percepisce ancora come un amministratore tecnico della flotta. Eppure, le mansioni quotidiane richiedono già una visione strategica su digitale, conformità e benessere del personale, elementi gestiti spesso senza una reale autonomia deliberativa. Guardando al futuro la percezione cambia radicalmente, poiché soltanto la metà pensa che manterrà un ruolo operativo nel prossimo triennio, mentre cresce l'aspirazione a diventare veri e propri architetti di soluzioni di mobilità o facilitatori strategici all'interno dei processi aziendali.

Le difficoltà quotidiane vengono vissute come la nuova normalità e a fare la differenza è la struttura in cui si opera. Le aziende che offrono supporti tecnologici, autonomia e coordinamento consentono di trasformare le criticità in decisioni efficaci. Per mappare questo scenario, Arval Mobility Observatory ha ideato il Corporate Mobility Forward Index, un indicatore che misura il livello di complessità in cui si muove il manager. Con un punteggio medio di 57/100, il quadro italiano appare impegnativo ma non ancora allarmante. L'Osservatorio evidenzia infatti tre modelli organizzativi distinti: Organizzazioni coordinate (CMFI 49): dove la complessità è gestita grazie a una buona governance e collaborazioni interne; Organizzazioni frammentate (CMFI 61): dove la complessità nasce da mancanza di allineamento tra funzioni aziendali (HR, Finance, Top Management); Organizzazioni ad alta intensità operativa (CMFI 60): dove la sfida principale è il volume di lavoro e la velocità decisionale.
(descrizione) "La mobilità aziendale è oggi un laboratorio di cambiamento organizzativo, dove si sperimentano nuove competenze come negoziazione, integrazione tra funzioni, nuovi modelli decisionali con più collaborazione e molteplici priorità da soddisfare" ha dichiarato Massimiliano Abriola, responsabile di Arval Mobility Observatory in Italia. "Il Corporate Mobility Forward Index vuole sintetizzare la maturità delle aziende nel favorire lo shift da complessità a opportunità, sostenendo l'evoluzione di un manager chiamato a svilupparne tutto il potenziale di valore".