Auto cinesi: il 75% dei giovani è pronto all'acquisto
I costruttori automobilistici cinesi fanno breccia nel mercato giovanile italiano. Un recente sondaggio flash intitolato "Cosa pensano i giovani delle auto cinesi", condotto a maggio dalla società di consulenza Areté, rivela che il 65% dei ragazzi si dice propenso a comprare un veicolo proveniente dalla Cina, orientandosi principalmente su modelli ibridi sotto la soglia dei 3 mila euro.
Il cambiamento più evidente risiede nel superamento del vecchio stereotipo che associava il prodotto cinese al solo concetto di basso costo. Oggi queste vetture vengono percepite come rivali dirette dei marchi storici per doti tecnologiche e standard qualitativi. Lo studio ribadisce inoltre la centralità del mezzo privato per le nuove generazioni, dato che l'ottantatré per cento del campione ha già una macchina di proprietà e più di un intervistato su due la adopera quotidianamente.
Tra i consumatori favorevoli all'acquisto, i fattori determinanti sono legati soprattutto al connubio tra hi-tech e qualità del prodotto, indicato dal cinquantatré per cento del campione, seguito dalla convenienza economica rispetto alla media di mercato, citata dal 43% degli utenti. Il budget resta comunque un elemento chiave e la spesa ideale non deve superare i 3 mila euro, una fascia dove l'offerta asiatica è già particolarmente ricca.

Sul fronte delle alimentazioni le preferenze sono nette, con quasi la metà dei giovani che predilige le motorizzazioni ibride, seguite dal trentaquattro per cento che preferisce l'elettrico al cento per cento e da un esiguo venti per cento che sceglie ancora la benzina.
Tra i timori emerge quello della solidità della rete di assistenza post-vendita per il 23% e sull'affidabilità complessiva del mezzo nel lungo periodo per il 22%. Si tratta di incertezze dovute soprattutto alla scarsa familiarità con i nuovi loghi arrivati sul mercato.
"La nostra analisi si concentra sui clienti che saranno sempre più decisivi nel mercato automotive del prossimo futuro e dimostra con chiarezza come i brand cinesi abbiano ormai quasi completamente colmato il gap reputazionale che inizialmente li separava dai marchi tradizionali", ha commentato Massimo Ghenzer, Presidente di Areté. "Addirittura 8 italiani su 10 li considerano oggi più avanzati dal punto di vista tecnologico rispetto ai competitor europei e giapponesi. Il prezzo continua a essere una leva importante, ma non è più il principale driver di scelta: i giovani cercano innovazione, elettrificazione e qualità, e trovano nei brand cinesi un'offerta sempre più competitiva e accessibile".
