Il presente dei veicoli elettrici e ibridi nelle flotte aziendali in una ricerca di Top Thousand

generica-ricarica-veicoli-elettriciNon importa che il segmento specifico continui a crescere esponenzialmente sul mercato (nei primi dieci mesi dell'anno si parla di una volta e mezzo raffrontando il dato con lo stesso periodo del 2017). La spinta in avanti sull'elettrico si scontra ancor oggi contro un triplice 'muro', almeno secondo i risultati della seconda edizione della ricerca 'Mobilità aziendale alla spina' promossa dall'Osservatorio Top Thousand e presentata in occasione di Ecomondo.

Le principali criticità emerse riguardano l'insufficienza dell'autonomia rispetto alle percorrenze medie giornaliere, lo stato - carente - della rete infrastrutturale per la ricarica, e l'offerta - non elevata - a listino di modelli 100% zero emissioni. Su un campione composto da 60 aziende e oltre 50.000 veicoli in flotta, una prima evidenza da prendere in considerazione risiede nel calo di auto che quotidiamente coprono meno di 100 chilometri: dal 45 percento del 2016 (anno della prima ricerca) all'attuale 30 percento.

La composizione per alimentazione della flotta campione vede l'elettrico attestata a una quota dell'1,6 percento, corrispondente a quasi 800 veicoli, di cui 500 sono Lcv acquisiti quasi interamente con la formula del noleggio a lungo termine. La prevalenza degli Ev (l'87 percento) è inserita in una logica di condivisione (veicoli in pool). La loro media giornaliera è di 58 chilometri, percorsi più in città (68 percento della flotta) che nelle aree a scorrimento veloce.

L'elettrico è inserito nel parco veicolare principalmente per un discorso di contenimento delle emissioni (88 percento del campione). Altre motivazioni forti alla base della scelta sono - per l'82 percento degli intervistati - la libera circolazione nelle aree a traffico limitato, per il 68 percento la responsabilità sociale d'impresa e, staccato di appena un punto percentuale, il risparmio di carburante. Meno della metà del campione si è orientato sul saving rispetto ai costi di manutenzione (47 percento), nonché sull'esenzione dal bollo (45 percento).

La ricerca del Top Thousand ha messo in luce come le aziende riconoscano nell'ibrido una soluzione al contempo affidabile ed efficace per circolare ovunque, su strade urbane come in autostrada. A fronte di vantaggi percepiti dagli intervistati come uguali a quelli dell'elettrico, questa tecnologia mostra di aver trovato una sua collocazione stabile nella geometria della flotta campione, dove solo il 18 percento tra i veicoli ibridi è in pool e l'81 percento dei driver dichiara di ricorrere abitualmente a questi mezzi per muoversi al di fuori delle città.

Ciononostante, anche nei confronti di questa alimentazione alternativa permangono diffidenze da parte di una su 4 dei fleet manager. Ad essere evidenziati sono tre aspetti: l'ammontare dei consumi autostradali, i costi per il contratto di noleggio al di fuori delle disponibilità di budget e, ancora una volta, la disponibilità contenuta di modelli e versioni in linea con le preferenze, le aspettative e le esigenze dei conducenti.

Secondo Roland Berger l'Italia vede il futuro ancora troppo lontano

generica-auto-futuroLa fotografia scattata nel contesto della quarta edizione del report 'Automotive Disruption Radar' di Roland Berger restituisce l'immagine di un'Italia che ha ancora molta strada davanti a sé per non perdere il treno dell'innovazione. Sui 14 paesi oggetto dell'indagine - 13.000 i consumatori ascoltati -, ci siamo infatti classificati ancora in penultima posizione guardando alle maxi-categorie indicate (cinque in tutto per 26 indicatori industriali complessivi) con riferimento ai settori della guida autonoma e della mobilità condivisa.

Sotto la lente d'ingrandimento sono finite le infrastrutture, spesso indietro rispetto ai tempi, nonché inadeguate per quantità, come nel caso evidente dell'elettrico che ci è valso la 'maglia nera' nell'Europa intera. Le nostre 0,4 stazioni ogni 100 chilometri si scontrano infatti contro le 4,5 della Germania e le 2,3 della Francia, solo per restare agli stati confinanti. Non va meglio quando si affronta il tema dell'autonomous driving, pur se è stato approvato il decreto Smart Road. Una possibile soluzione dove risiede, allora?

A rispondere è stato Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger, che ha parlato di "consapevolezza dello scenario a tendere" e di una parallela "volontà di rafforzarsi e ammodernarsi". Serve inoltre che l'Italia si doti di una "vera politica industriale sulla mobilità del futuro, incoraggiando la realizzazione di un ecosistema che esalti le qualità delle nostre imprese e accelerando l'innovazione a partire dagli investimenti", ha aggiunto Marinoni.

Pur in un quadro normativo negativo, si rilevano infatti nel nostro Paese "molte eccellenze in ambiti tecnologici promettenti. Il ruolo di smart follower può inoltre consentire di governare una transizione complessa".

Leader indiscusso dell'Automotive Disruption Radar si è confemata la Cina, che ha anzi allungato la distanza dal secondo classificato Singapore. Di là dalle performance sorprendenti legate al mercato dell'elettrico, il colosso asiatico si è distinto per una situazione normativa più duttile, che trova parzialmente eco nel Vecchio Continente solo sul territorio del Regno Unito (si veda al riguardo l'Automated&Electric Vehicles Act del giugno 2018).

Sul fronte della mobilità condivisa, si segnalano alcune situazioni curiose, come quella dell'India dove un quarto degli intervistati ha dichiarato di affidarsi abitualmente al car sharing e/o al ride hailing. La sharing mobility stenta invece a imporsi laddove i sistemi di trasporto pubblico funzionano. La quota dell'Europa occidentale è del 20 percento

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